Mafia: 7 fermi tra Licata e Campobello: in carcere pure il reggente e un consigliere comunale

77

I carabinieri di Agrigento hanno fermato sette persone accusate di associazione mafiosa. In carcere sono finiti boss e gregari delle “famiglie” di Licata e Campobello di Licata . Tra i coinvolti, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, c’è anche un consigliere comunale di Licata. I carabinieri del comando provinciale di Agrigento, coordinati e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, hanno messo a segno l’operazione Assedio, che ha di fatto disarticolato le famiglie mafiose di Licata e Campobello di Licata. Filmati summit ed incontri segreti fra gli elementi di vertice e gli affiliati della consorteria mafiosa.

Le indagini, oltre a disarticolare i vertici e i “quadri” dei due clan, hanno scoperto un’estorsione a una impresa che svolgeva lavori edili in Germania e hanno accertato l’interesse dei mafiosi nel settore delle slot-machine. All’affare partecipava una società di distribuzione di apparati elettronici da gioco. Nell’operazione, denominata “Assedio, sono stati impegnati oltre 100 carabinieri, un elicottero e unità cinofile.

Tra i fermati dai carabinieri di Agrigento, c’è il boss Angelo Occhipinti, 64 anni. Sarebbe il «reggente» della cosca di Licata. Occhipinti in passato è stato condannato per estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

Fermati anche il consigliere comunale di Licata Giuseppe Scozzari, eletto a giugno del 2018, e un ex consigliere comunale che, secondo le indagini, si sarebbe, come anche altri politici, rivolto al capomafia per avere favori.Nel corso di perquisizioni nell’ambito dell’operazione “Assedio”, i carabinieri oltre che denaro e armi hanno trovato anche un jammer, un’apparecchiatura usata per neutralizzare le microspie e “disturbare” le intercettazioni telefoniche e ambientali.