Richiesta di suicidio assistito: “Lo Stato mi aiuti a morire”

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Un fermo immagine del video appello di Fabio Ridolfi, 18 maggio 2022. Fabio Ridolfi da 18 anni è totalmente immobilizzato. ANSA/ YOUTUBE ++HO - NO SALES EDITORIAL USE ONLY++

Sono queste le parole di Fabio Ridolfi, uomo di 46 anni di Fermignano (Pesaro Urbino), immobilizzato da 18 anni, a causa di una tetraparesi causata dalla rottura dell’arteria basilare. Riesce a muovere solo gli occhi, e riesce a comunicare solo grazie ad un puntatore oculare.

Assistito dall’Associazione Coscioni, si è rivolto all’Asur (Azienda Sanitaria Unica Regionale) Marche che, ha attivato le verifiche previste dalla sentenza della Corte Costituzionale Cappato/dj Fabo.

Fabio è stato sottoposto a tutte le visite mediche del caso ma, dal 15 marzo quando la relazione medica è stata inviata al Comitato Etico Regione Marche, non è arrivato ancora nessun parere, né sulle sue condizioni né sulle modalità per poter procedere con suicidio medicalmente assistito. Fabio è il terzo italiano a fare richiesta di suicidio assistito.

“Fabio chiede di porre fine alle sue sofferenze in modo indolore, con le modalità più veloci e rispettose della sua dignità. È un suo diritto, sulla base della sentenza della Corte costituzionale nel caso Cappato/Antoniani – hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, segretario nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni -. Ancora una volta, il ritardo dell’Asur nel rispondere alla sua richiesta, in violazione degli obblighi di legge, comporta sofferenze che per Fabio sono da anni insopportabili”.

L’ Asur non ha atteso l’ordine dei giudici e si è attivata per le verifiche.